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lunedì, 01 ottobre 2007
5

Lo so che sembro normale, io non vivo come quei pazzi che non sanno nenache chi sono. Io sembro normale eppure vivo sempre ad un passo dal diventare alieno, sempre al limite del cerchio che ci hanno disegnato attorno ai piedi, fai intravederere alla gente cosa c'è al di fuori ed invece di capirti ed ascoltarti in te vedranno un alieno, un folle paranoico. E' questa la peggiore forma di emarginazione, perchè non è reale, è impalpabile, e quando cerchi di afferrarla per combatterla sembrerà dissolversi. Non puoi affrontare un nemico che non riesci ad afferrare, con cui non puoi avere un confronto. Non puoi lo sai? E non puoi neanche capire quello che dico se non lo hai mai provato, è un paradosso, non puoi capire ne aiutare a meno che tu non ci sia dentro, ed a quel punto sei tu stesso la vittima da aiutare, diventi solo.
Un atto di cieca fede di qualcuno a volte da l'impressione di poter cambiare le cose, nonostante il mio vagare per gli oscuri vicoli. Ma anche questa è finzione, la fede è sopravvalutata ed il suo significato distorto, la realtà pratica, quella che raramente è raccontata dai libri vede il temine 'fede' appartenete al bacino linguistico di parole come 'potere', 'interesse', 'raggiro' e 'paura'.
Così come il potere è l'unica giustificazione del successo, è la paura che concede il potere a pochi.

Siamo stanchi delle tue parole, Alieno! Eri partito bene con il tuo monologo, ammettendo le tue colpe, il resto sono solo fandonie, adesso vattene e torna a i tuoi vicoli osucri, fatti di case con marmo lucido da calpestare, maniglie dorate su porte che delinitano decine di stanze, razza di deviato, accendi le luci sul tuo salone da 200 metri se non vuoi stare al buio, e vergognati a parlare di vicoli di fronte a Jack, vergognati e vai ad affogarti nella tua piscina coperta e riscaldata per compensare il freddo della tua anima arida.
No Jack, non te ne andare! Abbiamo finito con le sciocchezze, adesso è ora di elaborare un piano.


I piani sono per i gruppi, noi non siamo un gruppo, non siamo neanche relitti ai margini che corrono per uno stesso fine, non elaboreremo nessun piano, perchè non c'è nessun obiettivo comune.
Vieni Alieno, ti voglio mostrare una storia, non cambierai le tue idee, ma comincaranno ad avere un senso.


Jack, torna indietro, non ci sarà una seconda occasione! Sei tu che mi hai chiesto questa riunione, sei tu che solo pochi giorni fa volevi trovare una soluzione, se tu rivuoi le cose come erano prima è con me che devi parlare!


No, io è con lui che devo parlare, io devo capire, ed ho bisogno di parlare con qualcuno che creda reale in mio mondo immaginario, se a te non interessa continua pure a negarne l'esistenza continua ad ubriacarti di giorno e cercare di conquistare il mondo la notte. Combatti soldati di ferro con armi di burro solo per non rischiare di dover combattere davvero, venite tutti con me e per strada, vi mostrerò un mondo tra le righe, una realtà che nessuno osserva, ma non voglio sentire neanche una parola, ne commento, ne osservazione. Alla fine c'è chi capirà e chi tornerà da dove è venuto.

Postato da: WildWriter a 21:44 | link | commenti (1) |
jack, stark, alieno

sabato, 11 novembre 2006
4

Tutti quanti cambiano, chi più chi meno. Cambia il nostro corpo, cambia la nostra mente che accumula esperienze sensazioni pensieri ricordi paure certezze, e accumula anche un sacco di stronzate che sente in giro. Aggrapparsi al passato non serve a niente e proprio per questo, al pari delle più brutte abitudini la maggior parte delle persone smarrisce i propri sogni in un brutto passato che rivivrebbe volentieri per non dover guardare in faccia il proprio futuro, e quando guarda e vede/non vede il futuro, inorridisce. Io sono colpevole.

Ammetterlo non mi redime ne mi indica alcuna soluzione, perchè le soluzioni fanno parte di un mondo scritto sulla carta, dove con una matita 2H puoi tracciare una linea sicura che conduce l'omino per i cunicoli del labirinto fino ad una appagante via d'uscita, ma questo mi fa pensare ad un altro tipo di uscita di scena, molto più reale anche se plateale, raccontata nel libro "Uscita per l'inferno" di Richard Bachmann, nella quale un uomo fa saltare se stesso e la sua casa con dell'elsposivo, il movente anche se non determinante ai fini della comprensione del significato, lo potete leggere nel libro.
Sono Jack all'ora di pranzo, sono Harold le notti in cui il sonno non arriva, sono Flagg per strada al buio e al freddo, sono Giobbe alla ricerca dell'onnipotenza e della vendetta rimbalzando tra i locali e le persone.

La storia parla chiaro per ognuno di loro, incontratisi mai per le vie del borgo, lungo maciapiedi che tuttavia hanno ripercorso più volte, con le tracce ancora fresche del passaggio di uno o dell'altro. Mi chiedo chi di loro stia invecchiando, e quali fratelli schivi non ho ancora conosciuto, sarebbe bello riuscire a focalizzarsi sulle cose veramente importanti invece di perdersi un po' di qua, e un po' di la.
Proverò a ripercorrere un deserto che qui non ho mai menzionato ma che ha avuto molto da dirmi in passato, mi ha incoraggiato, mi ha illuso e forse infine mi ha semplicemente mentito.

Postato da: WildWriter a 16:26 | link | commenti (2) |
jack, bachmann, giobbe, stark, flagg, harold

martedì, 05 settembre 2006
3

Giobbe Stark è pazzo. E non uso questa affermazione a sproposito, non è una di quelle persone talmente egocentriche che a volte o spesso hanno comportamenti stravaganti che tendono al deviato nei confronti dei loro simili, no. Giobbe vive letteralmente in un'altra dimensione rispetto agli esseri umani, non è stupido tutt’altro, eppure vive in un mondo parallelo che non è il nostro, semplicemente questo. la sua personalità il suo intero essere sottostà a regole costrizioni e leggi fisiche che non sono proprie del nostro mondo.
Io credo sia soltanto una casualità che lui non abbia mai commesso un crimine, però vi assicuro che nonostante la sua manifesta pericolosità e le storie che racconta il signor Stark non ha infranto nessuna legge dei nostri codici giudiziari, ed è un peccato perché sarebbe l'imputato ideale che ogni avvocato vorrebbe difendere. Oggi abbiamo così tanti casi di infermità mentale nelle aule dei nostri tribunali che un personaggio come lui verrebbe assolto anche se lo difendesse Lupo de Lupis.

La sua rinascita decreterà l'inizio di un'era, i suoi numeri racchiudono il suo spirito, 2 3 5 7 19 28, per parlare di lui è più facile dire quello che non è o narrare storie che gli riservano ruoli marginali. Non è un incompreso perché mai lui ha desiderato essere capito. Non è una vittima, a noi lo sembra ma ricordate che la "vita da cani" è una nostra fantasia, o forse solo una speranza, la speranza che prima o poi hanno tutti, quella di aver scelto la strada giusta.
Immaginate un giorno di aprire gli occhi e ed avere una sola certezza, di aver sbagliato tutto, dall'inizio alla fine e senza una sola cosa non negativa a cui aggrapparsi, ne nella vita reale, ne in quella immaginaria e in nessun ricordo o pensiero. A questo voi come reagireste? Benvenuti nel mondo di Giobbe Stark.

Postato da: WildWriter a 21:31 | link | commenti (4) |
giobbe, stark, 195738282

lunedì, 04 settembre 2006
2

Per parlare di vita vissuta sarebbe forse necessario invecchiare, almeno un po'. Per vedere i fatti passati con l'adeguato metro e poter descrivere il passato con il giusto distacco interpretativo seppur con la passione di chi ha vissuto realmente ciò di cui parla, avere la possibilità di trasmettere non solo l'impetuosità dell'esperienza diretta ma anche le necessarie considerazioni per rendere comprensibili i fatti.
Mettere il lettore in grado non solo di interpretare i fatti coincide spesso con l'omissione del nostro giudizio, perdo l'occasione di dirvi quello che penso del mondo, ma per questo ho scritto un mio diario, raccontando di Jack invece non vi dirò chi mi ricorda, vi dirò soltanto le cose che mi ha detto e se una giusta osservazione è che non sono abbastanza vecchio per farlo, rispondo che invece, per questa storia sono invecchiato abbastanza.

Jack Dufray vive ancora, non lo so ma lo sento come lo sentono tutti quelli che lo hanno conosciuto perché semplicemente ne abbiamo bisogno, nel senso che Jack è sicuramente l'uomo più forte che io abbia mai conosciuto e se lui morisse, se lui morisse per un motivo appena appena più insignificante della fine stessa del mondo, so che anche una parte fondamentale di me stesso andrebbe perduta. Così anche se da anni ormai non lo vedo camminare per le strade della mia città, coltivo in me la certezza che lui ancora esista e che non sia cambiato per niente nei suoi pregi e nei suoi difetti.
L'ultima volta che l'ho visto era inverno, ed era alla fine di una brutta storia che ci aveva coinvolti entrambi, ognuno con la sua parte da svolgere ed un culmine pericoloso in cui le mie idee contrapposte alle sue avevano riscaldato il più freddo inverno del decennio. Eravamo in strada entrambi, silenzio e deserto tutto attorno nel cuore del nostro quartiere, il suo sorriso rifletteva il mio e senza parlare, nel tempo scandito da una gelida raffica di vento ci eravamo detti tutto. Subito dopo di lui non vedevo che i talloni negli stivali di pelle, la schiena avvolta dall'impermeabile grigio e la sua nuca; in una impercettibile oscillazione che in armonia con i suoi decisi passi lo allontanava irrimediabilmente.
Del fatto che siamo sopravvissuti il suo sorriso ne era la sua prova, e questo racconto è la mia. Rimasi sul quell'asfalto umido a vederlo scomparire al fondo di un corso senza fine, ed assaporavo l'istante di pura gioia della mia vittoria su tutti e tutto, l'istante della mia grandezza uguale a tutti gli istanti della vita di Jack.

Postato da: WildWriter a 21:54 | link | commenti |
presente, jack, freddo

mercoledì, 30 agosto 2006
1

Partendo un giorno, ebbi la sensazione che nulla più sarebbe stato uguale. Oggi mi sembra una previsione talmente banale da farmi credere addirittura di non essere ancora partito veramente, poiché sei sicuro di essere partito solo quando con assoluta certezza puoi considerare il fatto di essere arrivato. Chiedetelo voi stessi a tutte le persone che sono attorno a voi e che vi accompagnano in questa tortuosa assurda passeggiata, vi risponderanno: "uguale". Uguale a ieri, uguale a domani. Facciamo due nomi, Giobbe esiste ancora, e se più non scalpita è solo perché lui stesso si è stupito dell'evoluzione della storia, ed è quello che succede quando la storia supera gli avvenimenti che doveva narrare, e l'autore stesso si ritrova in ritardo nei confronti della sua storia. Avevo una storia, la stavo raccontando o almeno volevo, ma per mille motivi "reali" non l'ho mai fatto ed ora non ho più nessuna storia, la storia è passata, antica ed i personaggi, Giobbe, è ancora lì che aspetta di confrontarsi con me, ma senza più storia il confronto non avrà luogo. Stark può essere definito come il progenitore della vita che ho creato, la vita come la intendevo una volta. Ma non l'ho creata, volevo ed è come se lo avessi fatto, tuttavia in realtà tutta una serie di azioni identificate dal vostro punto di vista, non hanno avuto luogo. Il fallimento delle mie intenzioni non si è concretizzato in fine grazie all'attesa di Giobbe. Giobbe ancora aspetta non è di conseguenza troppo tardi.

Postato da: WildWriter a 01:36 | link | commenti (3) |
presente, giobbe, stark